Artena (Montefortino)

 Addossata sul fianco settentrionale dei Monti Lepini a 448 metri sul livello del mare ed in prossimità dell'antica Via Latina, Artena ha origini antichissime. In data 25 gennaio 1873, il comune di montefortino delibera il cambio di nome del paese da Montefortino in Artena (prendendo il nome dell’antica città volsca), il sito odier­no, dista a circa un chi­lometro e mezzo a sud dell’antica città, conosciuta più comunemente con il nome " Piano della Civita " o più semplicemente con quello di "Civita ", su una posizione più elevata e dominante, del paese attuale, a 630 metri sul livello del mare, con­serva notevoli avanzi di mura poligonali o ciclopiche, di opere di ter­razzamento e di edifici del periodo volsco,  che stanno a dimostrare che doveva essere una città importante. Archeologi e scrittori, hanno cercato di dare un nome alla "Civita", e tutti con ipotesi e argomenti pro­babili, diverse e discrepanti circa l’ antica città. Il Theuli la chiama "ECCETRA", il Kircher "CORBIO", il Mattei "ORTONA", lo Holstenius "VIRTO", il nostro Serangeli "PANDO­CHIA" e "CORBIONE" il Geli e il Nibby "ARTENA" . Il Quilici è del parere che sia ECETRA, dopo  l’identificazione più approfondita sulle rovine de la Civita, De La Blanchére indica la città ignota in "FORTINOI", o "FORTINESI" e "MONSFORETIUM", da cui sarebbe derivato Montefortìno. Artena ha le sue radici nell’antico Latium, fra le valorose popolazioni volsche, che nel V e IV secolo A.C., osteggiarono l’espansione di Roma. La Civita fu distrutta dai Romani nel 404 A.C., solo agli inizi del Medioevo, nasce Montefortino, che alla fine dell’ VIII secolo e agli inizi del IX era un castello organizzato, in questo periodo le fonti scarse e di riflesso. Il castello fortificato, più volte menzionato durante le guerre che devastarono la Campagna Romana  oltre il Cinquecento, in posizione di dominio si eleva maestoso al di sopra di un importante nodo stradale. Nel  VIII-X secolo dipendeva direttamente dalla Santa Sede, facendo parte del patrimonio eccle­spastico. Agli inizi del secolo XII, Tolomeo I (1077-1136) di Tuscolo occupò molte città e l’intera marittima , alla quale faceva parte anche Montefortino. Conte di Tuscolo e primo signore dì Montefortino, nei primi anni del sec. XII diede in permuta il castel­lo a suo fratello Pietro, e poco tempo dopo glielo riprese con violenza, per poi donare  il castello di Montefortino alla Badia di Grottaferrata, ma breve fu il possesso dei monaci, perché Tolomeo II di Tuscolo, se ne impadronì con prepotenza. Nel 1140, troviamo la prima menzione del castello di Montefortino, forse il primo documento inerente al nostro castello è un ricorso legale che i monaci della Badia di Grottaferrata fanno a papa Innocenzo II (1130-1143), contro Tolomeo II, i quali avevano sottratto alla suddetta abbazia terre e feudi con prepotenza: "Ci lamentiamo noi monaci  similmente di dodici masse (contrade) delle case costruite e di quelle diroccate, poste a Montefortino, che Tolomeo II prese durante il vostro pontificato, e lo stimiamo come invasore". Nonostante il suddetto ricorso, il castello di Montefortino non ritornò in possesso dei monaci della Badia di Grottaferrata, ma restò alla famiglia dei Conti Tuscolani, almeno in parte. Infatti nel docu­mento del 10 dicembre 1151 il castello di Montefortino è in pos­sesso di due famiglie: quella dei Conti Tuscolani, nella persona di Tolomeo II, e in quella dei Colonna impersonata da Oddo. Tolomeo II e Oddone Colonna cedettero in permuta al papa Eugenio III tutti i diritti sopra Montefortino in cambio di altri terreni e somme di denaro, Nel 1157 Montefortino divenne proprietà di un solo signore: Gionata figlio di Tolomeo II. Il castello restò alla famiglia dei Conti Tuscolani fino al 1191, quando appunto Tuscolo fu completamente distrutto e tutto il territorio e i possedimenti dei Conti Tuscolani passarono alla Chiesa. Il castello di Montefortino fu dato in possesso a Pietro e Alcheruzio, nobili romani, i quali nel giugno 1200 lo cedettero a papa Innocenzo III della famiglia  Conti di Segni.  A sua  volta  il papa  affidò Montefortino al fratello Riccardo; e la detta signoria rimase alla dipendenza dei Conti fino al 1494. Nel 1232 fu occupato dai Romani, ma poco tempo dopo lo riconqui­stò Giovanni Conti nipote di papa Gregorio IX, il quale nel 1233 lo fece fortificare. Nel 1241 Federico II distrusse completamente il castello perché gli abitanti, fedeli al papa, gli opposero resistenza, e per questo l’imperatore ordinò di distruggere il paese e che i prigionieri fossero impic­cati pubblicamente in piazza; solo una torre restò in piedi. Nei mese di ottobre 1302 Nicola Conti ospitò nel castello di Montefortino Bonifacio VIII che vi rimase per diversi giorni con la sua corte. Nel 1377, 1 giugno, giunse a Montefortino il pontefice Gregorio XI con il suo seguito, e fu accolto regalmente dal principe del posto. Nel 1468 furono redatti dal Notaio Antonio Cocchi gli Statuti di Montefortino,essendo contestabili Antonio Cavalli e Giovanni Rondoni, e signori del castello Lucido, Prospero, Giovanni, Giacomo, Bernardino e Paolo Conti. Consta di 194 capitoli, ed è conservato nell’ Archivio di Stato di Roma, sotto la segnatura 1418, Coll. 914.9. Nel pontificato di Sisto IV (1471-1484) Prospero Conti che militava agli stipendi della Chiesa, passò alla parte dei Colonna, ossia dei nemici, ed espulse da Montefortìno nel 1480 Lucido Conti e i fratel­li, suoi zii paterni. Inoltre Prospero Conti vendette al Cardinale Estouteville con istrumento de Signoribus del 10 febbraio 1481 la selva di Montefortìno e parte del feudo. Giacomo Conti si rese padrone di Montefortìno, espugnandolo nel mese di agosto 1482. Quando Carlo VIII nel 1494 attraversò lo stato romano per andare alla conquista del regno di Napoli, i Colonnesi favorivano Carlo VIII, mentre Giacomo Conti militava agli stipendi di Alfonso D'Aragona, re di Napoli. Carlo VIII, mentre marciava per la Provincia di Campagna, prese e saccheggiò il castello di Montefortino e lo consegnò a Prospero Colonna, che rappresentava Carlo VIII. Il periodo più tragico e disastroso per il nostro castello fu senza dub­bio il secolo XVI, che vide diverse volte la completa distruzione di Montefortino.  Breve fu il dominio dei Colonna su Montefortino, perché nel 1501 Papa Alessandro VI prese il castello e lo affidò al giovane figlio Giovanni Borgia, avuto da Giulia Farnese. Dopo la morte del Papa avvenuta il 18 agosto 1503, i Colonna rialzarono il capo e tornarono in possesso di Montefortino. Prospero Colonna, conquistatore del castello, lo cedette a suo nipote Pompeo Colonna, che cercò di rego­larizzare la sua posizione su Montefortino per evitare questioni e guerre con la famiglia Conti, che conservava dei diritti sul castello, e per questo il 7 luglio 1510 fece un istrumento di transazione con Lucido Conti, acquistando così ogni diritto su Montefortino, pagan­do duemila ducati. Ben presto sorsero dei contrasti tra la patrizia casata romana Colonna e Clemente VII (Giulio dei Medici: 1523-1534). Nel mese di settembre 1526 il papa inviò un esercito comandato dal generale Vìtellio Vitelli per vendicarsi dei Colonnesi e ordinò di bru­ciare e distruggere tutti i loro castelli, tra i quali era compreso anche Montefortino. Non vennero risparmiati né bambini innocenti, né donne, né vecchi indifesi. Quando il Papa e casa Colonna si riappa­cificarono, il popolo Montefortinese cercò di riparare i gravi danni subiti, ed era appena risorto quando sorsero nuovi contrasti sotto il pontificato di Paolo III ( 1534-1549), il castello il 24 febbraio 1543, fu occupato e distrutto dalle bombarde pontificie. Ultima e più disastrosa distruzione del castello fu quella del 23 apri­le 1557, fatta dalle truppe pontificie. Nel 1555 fu eletto papa Paolo IV Carafa (1555-1559), nemico acer­rimo dei Colonna, che perseguitò in tutte le maniere. Anche Montefortino fu presa d'assalto ed incendia­to e completamente distrutto per ordine del papa. Gli abitanti senza distinzione di età e di sesso dichiarati ribelli della Santa Sede furono diffidati pena la morte, le terre saccheggiate e distrutte. Sulle rovine fu sparso il sale. Paolo IV morì nel 1559 e naturalmente i Colonna ripresero le loro terre, e gli abitanti di Montefortino rimpatriarono e sulle rovine della distrutta terra riedificarono le loro case, che a poco a poco andarono ricostruendo il paese . ella non facile opera di riprestino, i Montefortinesi furono assisti­ti dal benefico interessamento della marchesa Vittoria Colonna e dalle cognate di lei, Virginia Colonna, nata Massimo e Tuzia Colonna dei Mattei. Alla fine del Cinquecento, sotto il pontificato di Clemente VIII, dopo svariate vicende e di assegnazioni di porzioni dotali e di divisioni del feudo, signore di Montefortino era Marzio Colonna, duca di Zagarolo, in cui profuse immense ricchezze tanto da trovarsi in difficoltà finanziarie. Marzio Colonna eresse in Zagarolo un Monte e per garanzia dei sovventori ipotecò Montefortino. Nel 1614, il 30 maggio, Pierfrancesco Colonna figlio dì Marzio, trovando un debito di 400.000 scudi, contratto dal padre, vendette tre quarte parti di Montefortino al Cardinale Scipione Borghese, il quale in seguito acquistò il rimanente dalle casate Massimo e Estouteville. Terminarono così le tremende contese tra nobili famiglie romane, per il possesso delle terre montefortinesi. Finalmente anche il castello di Montefortino ebbe un unico principe, che seppe governare saggiamente e prudentemente. Infatti, sotto il principe cardinale Scipione Borghese il castello godette un lungo periodo dì pace e di tranquillità. Il cardinale venne incontro a tutte le necessità dei Montefortinesi. Nel 1656 il paese fu gravemente colpito da un epidemia di peste che decimò una buona parte della popolazione, infatti i morti furono 163 e i guariti 57. Nel 1702 un gruppo di banditi e omicidi, i più reduci dalla galera, fece un' incursione nel paese arrecando danni alle persone e alle cose. Per ristabilire l' ordine Clemente XI inviò Mons. Alessandro Falconieri quale commissario straordinario con l’ incarico di con­durre un' azione energica per stroncare l’attività dei malfattori. Mons. Falconieri il 7 agosto 1702 riuscì nell’ intento, catturò con un grande esercito quattro banditi, che si erano rifugiati a Montefortino . Montefortino ebbe la grazia di ospitare ed ascoltare per 15 giorni (12-26 ottobre 1732) il più grande missionario del settecento: S. Leonardo da Porto Maurizio. Alla fine del secolo, durante la repubblica giacobina del 1798, Montefortino dimostrò attaccamento alla Santa Sede respingendo gli attacchi dei francesi. Il 10 aprile 1850, un lieto avvenimento fu rappresentato dal passag­gio di Pio IX che, tornando in Roma da Gaeta, sostò a Montefortino, accolto e ricevuto festosamente . Il 13 febbraio 1873 Montefortino cambia nome in ARTENA. Nel 1880 è presente il Principe Don Giovanni Battista Borghese, grande apostolo di bontà, che nel 1902 sposò la contessa Alys de Riquet dei Conti Caraman-Chimay. L' ultimo grave avvenimento per Artena avvenne il 31 gennaio 1944, quando le armate alleate bombardarono e distrussero la chiesa di S. Maria e parecchie case del paese.

 " da pubblicazioni locali"

 

  

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