I Cristi Infiorati

 

I Cristi infiorati sono portati in processione ad Artena il sabato che precede la terza domenica di maggio, in occasione della festa della Madonna delle Grazie. Si tratta di grandi crocifissi di legno (m. 2,5 x 1) sormontati da una struttura di canne intessuta di asparago selvatico e guarnita con migliaia di fiori. Attualmente sono infiorati otto crocifissi, ciascuno  a cura di una confraternita. Le confraternite artenesi hanno un carattere molto particolare; in alcuni casi si tratta di gruppi familiari e gli altri, benchè il criterio di associazione sia meno esclusivo, la tendenza è in ogni modo quella di mantenere circoscritto e limitato il numero dei membri. In generale sono piccoli gruppi che seguitano a rappresentare le congreghe esistenti nel paese in passato: il Gonfalone, la Buona Morte, il Rosario, il Sacramento e la Madonna delle Grazie  -  questa ultima di origine più tarda rispetto alle precedenti e legata al particolare incremento di devozione mariana verificatosi nel  XVIII secolo. Attualmente la loro unica funzione è di infiorare i crocifissi in occasione della festa. A questo scopo (per avere il privilegio di infiorare il Cristo) si sono   costituiti anche altri gruppi che hanno assunto i nomi di confraternite del Ss.mo Nome di Gesù e della Madonna del Carmelo e degli Agonizzanti.I due livelli su cui appare attualmente articolato il fenomeno - i Cristi infiorati e il culto della Madonna delle Grazie - danno tuttavia l’impressione di avere origini distinte e di essere successivamente associati. Del resto il crocifisso infiorato è facilmente riconducibile all’albero, simbolo della rigenerazione primaverile ed elemento centrale dei rituali propiziatori del nuovo ciclo stagionale e agrario. Un’indagine comparativa più ampia attesa la presenza, in altri contesti cerimoniali, di antiche processioni con croci ornate di fiori e di elementi vegetali diversi, caratterizzanti le varietà preminenti delle colture agricole (spighe di cereali, tralci di vite, rami di olivo, ecc.). I Cristi risultano ad ogni modo connessi alle celebrazioni mariane a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, come appare dalle liste degli esiti per la festa relative al periodo 1856-73 riportate nel libro di amministrazione delle confraternita della Madonna. Nel tempo un processo di progressiva "privatizzazione" nella realizzazione dei Cristi infiorati infatti, agli inizi del secolo ciascuna confraternita incaricava un gruppo di famiglie, sempre le stesse ogni anno, di infiorare il proprio crocifisso, in cambio di un pagamento in natura. La realizzazione di un Cristo infiorato è articolato in più fasi distribuite nell’arco della settimana precedente la festa. La preparazione dei quattro gruppi tradizionali, che lavorano tutti nel santuario montano di S. Maria delle Letizie, dove si trova la statua lignea della Madonna delle Grazie e dove i crocifissi sono attualmente conservati durante tutto l’anno. Gli altri quattro gruppi si riuniscono invece in sedi diverse. I dati di seguito riportati si riferiscono quindi alle tecniche tradizionali di realizzazione di un Cristo infiorato; necessariamente meno ricchi e dettagliati saranno i dati relativi alle tecniche nuove.
La prima operazione, effettuata una settimana prima delta festa, è la costruzione, intorno al crocifisso, di una struttura di canne ("cacciarelle"). Si comincia dalla raggiera di supporto, passando poi al "cerchio" esterno e terminando con il "letto", cioè con il piano che verrà infiorato. Mentre in passato era rinnovata ogni anno, attualmente la struttura viene utilizzata più volte, sostituendo le canne eventualmente rotte e stringendo i legami allentati (le canne vecchie, più leggere, presentano il vantaggio di incidere, in misura minore sul peso complessivo del crocifisso infiorato).
La struttura è quindi intessuta di asparago selvatico, comunque detto "asparagina", che viene "appuntato" alle canne con rametti di salice o di ginestra (quest’ultima, più leggera e facilmente lavorabile, ma anche meno resistente del salice, viene usata dove è sufficiente una legatura meno forte). I gruppi del Gonfalone e della Madonna delle Grazie, più aperti alle innovazioni di quelli del Sacramento e del Rosario, sostituiscono il salice e la ginestra con altri legami non vegetali. Il "letto", già intessuto di asparago, può essere poi completamente ricoperto di strisce di foglie di lauro cucite l’una sull’altra con un filo di cotone. Ogni striscia viene leggermente sovrapposta a quella "appuntata" in precedenza, come le tegole di un tetto. Si ottiene così una superficie più uniforme e regolare, di colore verde brillante. Questa tecnica richiede tempo ed impegno maggiori, quindi è meno usata delle altre. Le donne, tradizionalmente escluse dalla preparazione, sono di solito incaricate di cucire le foglie (ne occorrono circa 4 Kg. per Cristo). Il lavoro viene precedentemente svolto in casa. Oppure di finocchio selvatico, felci o lasciato intessuto di asparago selvatico ma in maniera più fitta. Le canne della raggiera di supporto vengono infine rivestite di bosso (sempre legato da rametti di salice o di ginestra) in modo che il Cristo risulti ben rifinito anche se visto in posizione non frontale. Sulla asparagina o sul lauro viene applicato il disegno, realizzato su carta o su fogli sottili di polistirolo. Le carte o il polistirolo costituiscono il supporto per i fiori. Sulla carta si praticano, con un chiodo, una serie di fori molto ravvicinati, in ciascuno del quali viene via via inserito lo stelo di un fiore; nel caso del disegno su polistirolo, invece, ogni fiore, privato dello stelo, è fissato per mezzo di uno spillo. Quest’ultima tecnica è più recente dell’altra, tradizionalmente seguita dai cristari in passato. Entrambi i sistemi - la carta o il polistirolo - consentono la realizzazione di disegni molto semplici, a carattere decorativo-ornamentale o simbolico (agnello, colomba, campana, candeliere, ecc.). Nel punto più alto di ogni struttura floreale, al centro, è sempre riprodotto l’emblema della relativa confraternita: il monogramma di Maria per la confraternita della Madonna, la corona (meno spesso la stella a cinque punte) per il Rosario, La croce di Malta per il Gonfalone, il monogramma di Cristo (oppure un calice o altro simbolo eucaristico) per il Sacramento. Le decorazioni e i disegni eseguiti ai lati cambiano invece ogni anno, per quanto in ambito di varianti piuttosto limitato.
Una volta applicata sulla "asparagina" la sagoma di carta o di polistirolo, il Cristo è pronto per essere infiorato. Si usano tutti i fiori di campo raccolti, dopo vari sopralluoghi preliminari effettuati durante la settimana nei due giorni precedenti la festa. Una caratteristica particolare è rappresentata dall’ampio uso di papaveri ("papampeni") raccolti all’alba del sabato ancora chiusi. Saranno aperti a processione iniziata e già sfioriti alla fine. Gli altri due colori di base sono il giallo delle margherite e il bianco delle palle di neve ("sammuchelle"), quest’ultime sostituite da garofani se già sfiorite a causa della stagione precoce. Si utilizzano anche, sebbene in quantità limitata rose rosse e margherite bianche. Per infiorare un crocifisso sono necessari in media 15 mazzi di papaveri e 15 di margherite gialle; per maggiore sicurezza,  ogni gruppo ne raccoglie di solito una ventina. Tutte le specie provengono dalle campagne e dagli orti circostanti il paese; solo per i papaveri è spesso necessario allontanarsi nelle zone di Sezze, Cisterna o Latina ecc. I fiori sono usati interi, con o senza stelo a seconda che il disegno sia realizzato su carta o su polistirolo; solo per alcuni particolari può risultare opportuno l’uso di singole parti (ad es. il disco delle margherite per evidenziare gli occhi di una colomba o definire i contorni di una campana). Oltre che per il disegno, i fiori sono adoperati per decorare i contorni dell’intera struttura lungo i quali sono legati, raccolti in piccoli mazzi, per mezzo di rametti di ginestra. Anche la figura del Cristo è ornata di fiori, stretti da una fascia di stoffa avvolta intorno al corpo che serve da impugnare il crocifisso durante il trasporto in processione.

 

Da "I Cristi Infiorati di Artena" di Pacifico Felici


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