Incoronazione della Madonna delle Grazie

Già alla fine del 1700 gli Arcipreti che si erano susseguiti e i canonici avevano inviato le prime suppliche al Capitolo Vaticano affinché la Statua della Madonna delle Grazie potesse fregiarsi del titolo di Madonna Coronata. Per quanto fecero, a nulla valsero gli sforzi: il Capitolo Vaticano sembrava essere sordo ad ogni supplica di Montefortino.

Don Camillo De Angelis, parroco di Santa Croce dal 1829 al 1864, così racconta la storia dell'Incoronazione della Madonna delle Grazie:

"Si trovava in Montefortino monsignor Basilio Ciccalotti chierico di Camera unitamente al marchese Luigi suo fratello. Penetrati nella divozione di questo popolo verso la prodigiosa Immagine, e singolarmente in occasione della solenne festività, che si celebrava in quell'anno 1827 anche mossi dalla ricuperata salute del detto Signor Marchese proposero di fare incoronare una immagine di tanta venerazione e cosi prodigiosa. Informatisi di quanto faceva d'uopo non si ristettero specialmente i parroci di Santa Maria e Santa Croce, fino a che non ebbero autenticato formalmente coll'antichità e divozione anche i prodigi di Maria Santissima che sotto il titolo delle Grazie si è degnata dispensare agli abitanti, e forestieri...

Ben presto fu istituito un processo canonico per dimostrare l'attendibilità dei miracoli operati dalla Vergine di Montefortino. I parroci delle due Chiese principali del paese si impegnarono ad interrogare tutti i devoti che si recavano al Santuario.

Appena si seppe la notizia, in moltissimi inviarono lettere testimoniali. Il primo a rispondere fu il vicario foraneo di Valmontone, che attestava essere grande il concorso della popolazione di Valmontone alla terra di Montefortino durante il periodo riservato alla festa della Madonna delle Grazie. Immediatamente si susseguirono altre testimonianze. Arrivò quella dell'arciprete di Rocca Massima; arrivarono quella del Cardinale Vescovo di Palestrina Giuseppe Spina, del vicario foraneo di Cave, di quello di Cisterna, del vicario foraneo di Rocca Priora, del Vescovo di Ferentino monsignore Giuseppe Lais. Arrivarono in breve tempo le testimonianze di tutti o quasi i vicari foranei della zona, dei Vescovi, ma anche di semplici cittadini. Nel giro di poco tempo si raggiunse un carteggio di testimonianze notevole.

Solo a quel punto il Capitolo e la comunità di Montefortino presentarono istanza al Capitolo Vaticano perché si degnasse di provvedere all'incoronazione solenne della venerata Immagine della Madonna delle Grazie.

L'istanza fu presentata il 10 novembre del 1827, accompagnata da una lettera del Vescovo di Segni, monsignore Antonio Luciani. E' interessante leggere quanto scrisse il Vescovo:

"L'esistenza della Madonna delle Grazie, i molti prodigi operati dalla di Lei intercessione, e la stragrande divozione verso la Vergine da parte sia degli abitanti del poste, che dai forestieri. Inoltre dichiaro l'istituzione di una pia confraternita in onore della Beata Maria Vergine, eretta da moltissimi anni, la quale celebra ogni anno la festa con grande pompa a spese proprie. Ricorrono a Lei nelle private e pubbliche calamità, e molti paesani e forestieri hanno ottenuto grazie. Per questi motivi e per accrescere l'onore della Madre di Dio, e per la devozione del popolo riteniamo cosa utilissima che all'Ill. mo et Rev.mo Capitolo Vaticano di San Pietro di Roma sia data la corono d'oro, che con insistenti preghiere e suppliche richiedono. Pietro Antonio Luciani, Vescovo di Segni."

 

 

Il Capitolo Vaticano, riunitosi il 2 aprile del 1828, esaminati i documenti che accompagnavano la supplica, con votazione unanime accondisce al desiderio del popolo di Montefortino, proponendo al Capitolo di Santa Maria che la Statua della Madonna delle Grazie venisse incoronata con una corona d'oro a spese dei richiedenti; che fosse donata un'immagine dipinta su legno della Beatissima Vergine per la Basilica Vaticana, che venissero fatti dei Santini per il Capitolo Vaticano e per distribuirli durante la cerimonia d'incoronazione e che l'incaricato dell'incoronazione fosse il Vescovo di Segni, il quale avrebbe potuto delegare un'altra persona insignita dell'ordine sacerdotale.

 

Dopo una settimana il canonico segretario del Capitolo Vaticano inviò la bolla d'incoronazione al Capitolo di Santa Maria e al Vescovo di Segni. Quest'ultimo, conoscendo bene l'artefice dell'iniziativa dell'incoronazione della Madonna di Montefortino, non esitò ad eleggere Monsignor Basilio Ciccalotti come suo delegato, "...perché come egli lu promotore di si importante impegno, comando, che sia anche l'esecutore."

 

9 - il 17 maggio del 1828 ,giorno della festa, fu deciso di procedere all'incoronazione della Sacra Immagine. Monsignor Basilio Ciccalotti fece preparare a sue spese le due corone d'oro che cingono ancora oggi il capo della Vergine e del Bambino. Le due corone pesano 240 grammi l'una; sulla corona posta sul capo della Madonna delle Grazie è incisa la seguente frase: Donata da Monsignor Basilio Ciccalotti e dal Marchese Luigi fratelli patrizi romani 1828 - Alla Vergine SS. detta delle Grazie in Terra di Montefortino in Campagna".

E' interessante in questo contesto descrivere fedelmente la giornata dell'incoronazione. Lo possiamo fare grazie ad un testimone oculare, che la visse direttamente e che la riportò con uno scritto del 1854.

"... Spuntò alla fine il desiderato giorno 17 maggio 1828 e già da qualche tempo innanzi il Vescovo monsignor Luciani con una porzione dei rev. canonici della cattedrale si trovava in Montefortino, e da tutte le strade si vedevano giungere i vicini e lontani popoli alla solennità già annunziata. L'umilissimo Vescovo monsignor Luciani ebbe la grata condiscendenza di suddelegare per la S. funzione monsignor Ciccalotti, come era stato l'autore fosse anche il consumatore della S. impresa. Giunto l'avventurato momento discendeva dal monte la grande Imperatrice del cielo e della terra, e nella pubblica piazza gremita d'immensa moltitudine di popolo, era disposto un padiglione con l'altare per collocarla, Cori di musici, ed un concerto vi facevano corona.

Al comparire dopo magnifica Processione il venerabile simulacro oltre le continue salve di batterie, gli evviva, una pareva la voce di ciascuno a ripetere quelle parole della cantica gia in varie iscrizioni preparate "veni de libano coronaberis" e premesse le solite preci, e quanto era d'uopo per la benedizione furono imposte le corone per le mani del degno Prelato sulla testa pria del S. Bambino, quindi della Vergine Madre con gioia indicibile, ed applauso universale; e rese le dovute grazie colla recita dell'inno ambrogiano e s'incaminò di nuovo la Processione nella moderna collegiata come è consueto. Di tutto ne fu stipulato solenne istrumento per gli atti del notaro Lodovico Gerletti di Montefortino allora cancelliere vescovile, Istromento che obbliga alla garanzia di dette corone il rev. mo capitolo, l'ill. mo magistrato ed i signori deputati della confraternita."

Nessuno disturbò la cerimonia solenne. Soltanto una pioggia fresca cadde sulla piazza mentre si svolgeva. Unanimi furono i commenti degli intervenuti: tutti asserivano che la Madonna delle Grazie di Montefortino, solita a far grazie a chi le richiedeva, anche in quel momento le stava facendo, tanto era il bisogno di acqua per i seminati in quella stagione in cui la siccità aveva fatto prevedere un anno calamitoso se non si fosse avuta quell'acqua davvero miracolosa.

Nel corso della cerimonia religiosa, monsignor Ciccalotti indossava un preziosissimo piviale. Si apprestò all'altare e fatto l'inchino, s'inginocchio davanti alla Sacra Immagine. Recitate le solite preghiere, benedì le due corone.

Subito dopo intonò l'inno Regina Coeli; finito il canto, prese le due corone e le pose prima sul capo del Bambino poi su quello della Vergine, pronunziando le parole: "Come per le nostre mani sei stata incoronata qui in terra, così dalla gloria e onore di Cristo, meritiamo di essere coronati su in cielo."

Nella pubblica piazza, per l'occasione, erano presenti l'Arciprete di Santa Maria don Francesco Bresciani, il canonico rettore di Santa Croce don Giuseppe Maria Guglielmi, i canonici don Filippo Cocchi, don Eugenio Molinari, don Marco Velli e don Ludovico De Vecchis; il Priore di Montefortino Camillo Guglielmetti, l'aggiunto Vincenzo Mele, l'altro aggiunto Domenico Lanna e quattro testimoni, richiesti dal notaio Gerletti: i signori Vincenzo De Angelis, Stefano Lanna, Camillo Molinari e Domenico De Angelis.

 

 

 

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