La Madonna delle Grazie

Il piccolo convento di San Michele Arcangelo si trovava a circa due miglia dalla Chiesa di Santa Maria delle Letizie. Era tenuto con particolare cura da alcuni pii frati francescani, che oltre a San Francesco inviavano le loro preghiere e le loro suppliche alla Madonna delle Grazie, perché nel convento era tenuta e venerata una splendida Statua della Madonna. Ma ben presto gli avvenimenti precipitarono. Alcuni briganti assalirono il convento dove spesso si erano rifugiati per cercare scampo allorché erano inseguiti dai gendarmi, lo spogliarono e lo saccheggiarono. L'increscioso avvenimento si ripete più volte e per evitare che il convento divenisse sicuro rifugio dei malviventi, il Sommo Pontefice Innocenzo X ne ordinò la chiusura e la demolizione dalle fondamenta come si legge nell'ordinanza del 1° ottobre 1652. In breve tempo il convento di San Michele Arcangelo fu demolito. I frati furono costretti ad abbandonarlo con un dolore profondo nel cuore: lasciare la loro Madre Celeste alla mercè dei briganti e dei malfattori che infestavano la zona o distruggere la Statua? Ad uno di quei Frati, però, venne in mente un'idea migliore: quella di nascondere la Sacra Immagine e seppellirla in un profondo scantinato.

Il tempo fece il resto. Fenomeni naturali, le erbacce, il terreno ed il fango ricoprirono fino a nascondere del tutto quella nicchia segreta dove era stata posta l'Immagine della Madonna delle Grazie.

Per molti anni nessuno senti più parlare di quella statua, e nulla più si sapeva della Madonna nascosta. Cominciarono a diffondersi leggende e storie sull'argomento.In realtà la fede di Montefortino per la Madonna delle Grazie è testimoniata dalla presenza di un’icona su un muro sulla strada che collega la parte bassa del paese all'odierno centro storico, il Borgo. Questa immagine era presente ancor prima della realizzazione della Chiesa del Rosario ed era stata poi trasportata al suo interno. La notizia ci viene riferita da Stefano Serangeli, che fa risalire la costruzione della Chiesa del Rosario proprio per la venerazione enorme che i montefortinesi avevano per questa Immagine esposta sulla pubblica via. Da questo possiamo affermare che il culto della nostra città per la Madonna delle Grazie risale agli anni compresi fra il 1400 ed il 1500.La Statua rimase sepolta ancora per lungo tempo, fino alla metà del 1600, quando, racconta la leggenda, alcuni contadini del luogo, mentre vangavano la terra vicina, ascoltarono un suono di una campanella. Ben presto si portarono sul luogo da dove proveniva il suono e, con grande sorpresa, si accorsero che si era aperta una voragine. Gli uomini vollero guardare all’interno. La grotta era poco illuminata, eppure riuscirono a vedere la splendida Statua che era rimasta nascosta per moltissimi anni.
Appena riavutosi dalla sorpresa, si calarono all’interno della grotta per sollevare la Statua, ma per quanto sforzo facessero, non riuscivano a spostarla nemmeno di un centimetro. Mossi dalla fede, i contadini si inginocchiarono a pregare e si tolsero i pesanti scarponi chiodati, solamente allora riuscirono a sollevare la Vergine e portarla fuori dalla grotta e successivamente nella Chiesa di Santa Maria delle Letizie, dove venne posta in un nicchia di una piccola cappella a sinistra dell’entrata, denominata di San Lorenzo Martire. Non si sa con precisione l'anno dell'arrivo dell'Immagine a Santa Maria, ma possiamo circoscriverlo tra il 1682 ed il
1685. In precedenza monsignor Guarnieri (1654 - 1682) nella relazione “ad limina” della chiesa di Santa Maria non fa alcuna menzione dell'altare della Beata Vergine delle Grazie; mentre nella successiva relazione di monsignor Giannotti (1682 - 1699) sono menzionati l'altare e l'immagine della Madonna delle Grazie. Lo stesso Serangeli, nell'inventano scritto il 29 gennaio 1685, ricorda "all'altare anticamente di San Lorenzo, hora la Madonna delle Grazie. Una figura di legno grande di Maria Vergine con il Bambino in braccio parte indorata e parte miniata posta in una nicchia nella mura glia."
Dal 19 mag
gio 1731, giorno della prima Processione, ad oggi, il culto per la Madonna delle Grazie è cresciuto sempre di più fra gli abitanti di Montefortino l'attuale Artena.
Claudio Mele, ministro di casa Borghese e grande devoto della Madonna delle Grazie, così si esprimeva a riguardo del culto che il paese aveva, ed ha, per
la Sacra Immagine:
"Quanti sono e saranno i Montefortinesi, tanti sono e saranno i fondi per mantenere la festa e la confraternita di Santa Maria". Una osservazione che da quel lontano 1731 si avvera annualmente. Ogni artenese, ricco o povero che sia, sente il dovere di donare qualcosa alla "sua" Madonna delle Grazie. Alcuni lo fanno per grazia ricevuta, altri invece in segno di affetto verso
la Maria Vergine. A testimoniare ciò vi è la cappella della Madonna, le cui pareti sono ricoperte da un grande numero di ex voto in forma di cuori di argento che attestano le grazie ricevute.
Molti sono stati i benefattori del Santuario a partire fin dal 1713. Don Antonio Gizzi, parroco della
Chiesa di Santa Croce nel XIX secolo, in alcune sue note ci racconta.
Dalla pietà sempre comandevole dell'Ecc.mo principe Don Giovanni Battista Borghese fin dal 25 mag
gio 1713 si erano ottenuti numero 4000 canali per i tetti, e a sue spese si fecero rinnovare tutte le finestre della Chiesa e sagrestia oltre gli altri comodi di suppellettili, pianete, argenteria; e quando si trasportava alla nuova cappella la Sacra Immagine  a spese dell'ecc,ma Casa fu fatto pure il telaro di noce per la nicchia; e nell'anno seguente accorse alla spesa di un trave nuovo rimesso sotto il tetto, e di altri canali, di cui abbisognava. Negli ultimi tempi l'Ecc.ma principessa donna Agnese Salviati Borghese donò un parato in terzo solenne di broccato, e la veste uniforma da porsi alla Sacra Immagine. Senza enumerare quanto ha saputo fare la confraternita sempre diretta dai principali del luogo dirò soltanto che potè intreprendere spese vistose come per l'acquisto per il granaro, onde riporvi le offerte de' cereali: per la nuova macchina fatta fare dall'artista Pietro Ricasoli nel 1794 quando fu aperta la strada più retta che conduce alla Chiesa di Santa Maria. Per il nuovo manto a ricamo d'oro; lavoro di Suor Maria Celeste Prosperi di Montefortino, priora nella casa delle Vipresche l'anno 1822; ed ultimamente un terzo solenne di lama d'oro..."
A questi bisogna aggiungere i doni particolari offerti all'altare ed all'ornamento dell'Immagine: le due corone di argento furono dono della signora Maddalena Fini; l'anello di diamanti del reverendo Francesco Panara; la croce di diamanti della signora Teresa Costantini; un'altra Croce simile alla prima con uno splendido vezzo a tre fili di perle orientali ed il paliotto di broccato furono doni della famiglia di Felice Carocci. Il 17 maggio 
1828, anno dell'Incoronazione, monsignor Basilio Ciccalotti e suo fratello il marchese Luigi offrirono alla Madonna le due corone d'oro che cingono la testa della Vergine e del Bambino durante la Processione. Nel 1853 la signora Carlotta De Angelis donò alla Chiesa una grossa lampada in argento come segno tangibile di una sua guarigione insperata.
Nel centenario dell'incoronazione, fu offerto l'abito nuovo per la statua ed il mantello, frutto del lavoro certosino eseguito dalle abilissime mani delle Figlie della Carità. Per l'occasione il Comune di Artena, guidato dal Sindaco Augusto Corsetti , donò la ragguardevole somma di mille lire. Nel 1938 gli artenesi in America offrirono alla Vergine delle Grazie due candelabri di metallo. Nel 1954,
la famiglia Corsetti offrì una nuova "macchina" per portare in Processione la Sacra Immagine.
Non possiamo tacere in questo contesto però, che molte delle cose elencate nel corso degli anni sono scomparse misteriosamente.            
La storia più documentata è quella che fa risalire l'origine della Sacra Immagine al secolo XVI. Alcuni dicono che la Statua fosse stata scolpita più che da una mano di artista da uomo di grandissima fede: in molti la attribuiscono ad un pio francescano del convento di San Michele Arcangelo. Altri esperti affermano con certezza che l'effige della Madonna delle Grazie di Artena è stata scolpita da qualche artista molto vicino al Sansovino. In realtà quest'ultima ipotesi appare quella più vicina alla verità; ed a confermarlo vi sono il disegno, il colore, lo stile con cui è stata realizzata l'opera che la fanno di molto avvicinare alle altre opere del Sansovino. Questa ipotesi è, tra l'altro, rafforzata dal parere di Pico Cellini, l'ultranovantenne artista che ha restaurato la Statua nel 1986. Anche il Cellini data l'opera dopo la metà del XVI secolo, attribuendola ad un'artista estremamente vicino a Jacopo Sansovino. La Statua è stata scolpita su di un unico blocco, in legno di tiglio policromo, di grandezza quasi naturale e misura 150 centimentri; rappresenta la Vergine in piedi, spirante dolcezza e bontà, che con il braccio destro sostiene il Bambino benedicente e pieno di grazia infantile.
La Sacra Immagine negli anni delle prime Processioni non era come quella che vediamo oggi. Nel corso del tempo la Statua ha subito notevoli ritocchi e soprattutto due restauri che l'hanno cambiata. Il primo avvenne dopo trentotto anni dalla prima Processione. Nell'estate del 1769, l'allora arciprete don Gerolamo Carocci si accorse che la Bella Madonna stava deteriorandosi per le tarme e la polvere. Il Capitolo ben presto si mise a cercare un notevole artista perché restaurasse la Statua. Dopo vani tentativi fu scelto il pittore Giuseppe Folchi di Sora, che iniziò il lavoro il 18 settembre di quello stesso anno, come risulta dal documento dell'atto del restauro: " Il giorno 18 settembre dell'anno del Signore 1769 per mano del Signor Giuseppe Folchi del'Isola di Sora egregio pittore e insigne scultore fù iniziata 1 immagine sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie che già da duecento anni se ne ha memoria a voce e non per iscritto, fu restaurata in pessimo stato ridotta così dalla polvere di legno di tiglio, e da avere come risultato polvere di farina, con somma diligenza dallo stesso signor Giuseppe Folchi fu scolpita sopra e pitturata ad olio, ed il giorno 28 dello stesso mese di settembre fu rispettosamente riportata nel suo luogo e posta nella cappella. Dato in Montefortino il giorno 28 settembre 1769, don Gerolamo Carocci Arciprete Parroco di Santa Maria."
Il restauro, comunque, non fu integrale. Il Folchi si limitò al restauro del piede destro della Vergine e della mano destra del Bambino, ridipingendo, inoltre, il volto della Madonna. Questo restauro dette nuovo impulso alla devozione verso la Madonna delle Grazie. Vennero stampate le prime immagini, che venivano distribuite durante
la festa. E' di quel periodo la prima supplica al Capitolo Vaticano affinchè la Statua fosse coronata, perché antica e soprattutto miracolosissima.
Passarono circa ottanta anni, e nel 1858
la Confraternita Maria Ss.ma delle Grazie incaricò il pittore Cesare Mariani per la somma di 200 scudi di dipingere l’immagine della Madonna delle Grazie così come si conserva nella cappella e come si venera il giorno della festa; e il celebre incisore  Pietro Folo incise sul rame tale dipinto in due immagini affinchè fossero utilizzate per stampare immagini della Madonna di Montefortino su seta. Nel 1928 in occasione del centenario dell'incoronazione il Prof. Teofilo De Angelis Compose un inno dedicato alla Madonna delle Grazie. 
Il 31 gennaio del 1944 le truppe alleate bombardarono Artena e colpirono in pieno il Santuario di Santa Maria. La Chiesa crollò per intero, la Statua restò miracolosamente intatta, a parte qualche piccolissimo graffio.  In occasione dell'anno giubilare dal 1° al 16 novembre 1975, si sono svolte le sante missioni dell'anno santo, per l'occasione l'apertura con la processione della Madonna delle Grazie con la partecipazione di S.E. Mons. Dante Bernini Vescovo diocesano, evento eccezionale  dove la madonna a sostato nelle parrocchie di artena, sono stati 16 giorni di vera fede.Come da
volantino stampato per l'occasione. Nel 1987 la confraternita Maria Ss.ma delle Grazie, spronata anche dall'interessamento di don Franco Diamante che aveva sostituito nella reggenza della Chiesa don Amedeo Vitelli, decise di far restaurare per intero il devoto simulacro, che il 14 febbraio di quell'anno fu portato nella casa dell'artista Pico Cellini, il quale ha eseguito un restauro magistrale, ridonando all'Immagine splendore e bellezza.

*da pubblicazioni locali


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