La Processione

Era il 12 maggio 1731. Era un sabato, il secondo del mese di Maggio. Poco tempo prima il Capitolo di Santa Maria, composto da sette Sacerdoti, guidato dall'Arciprete, il milanese Don Giovanni Simone Vaccari, aveva inviato al Vescovo di Segni una particolare supplica: quella di portare in Processione, la terza domenica del mese di maggio ( attualmente la processione si svolge il sabato che precede la terza domenica di maggio), la miracolosissima Immagine della Beatissima Vergine delle Grazie, presente a Montefortino fin dal lontano XVI secolo: intorno al 1570 se ne ha la prima traccia all'interno del piccolo convento di San Michele Arcangelo, posto a poco più di due chilometri dalla Chiesa di Santa Maria.
Erano appena trascorse le due del pomeriggio; don Giovanni Simone Vaccari stava riposando all'interno della canonica a fianco alla Chiesa di Santa Maria delle Letizie. Aveva appena finito di consumare un pasto frugale, con lui aveva mangiato uno dei canonici, don Andrea Ilari. Il canonico era andato a chiedere notizie riguardo alla supplica che avevano inviato al Vescovo di Segni una settimana prima.  "Ho fiducia che questa volta - aveva detto don Vaccari - l'Eccellenza Bisleti non possa proprio dirci di no".  "E' il popolo che vuole ad ogni costo questa Processione. E la fede grande di Montefortino e dei suoi abitanti ne è la testimonianza più tangibile." Don Andrea Ilari annuiva con fervore, anche lui; pur non essendo di Montefortino, attendeva con trepidazione una decisione del Vescovo riguardo alla realizzazione della Santa Processione per le vie del paese. Erano giorni ormai che gli abitanti di Montefortino facevano la spola fra le loro case e la canonica di don Simone con la speranza di ricevere qualche buona notizia. Il culto per la madonna delle Grazie era vivo in Montefortino da oltre centocinquanta anni: da quando, cioè, un'artista sconosciuto (qualcuno parla di un allievo del Sansovino, qualcun altro menziona uno scultore del luogo) scolpì la Sacra Immagine della Madonna delle Grazie da un solo blocco di legno di tiglio policromo, a grandezza quasi naturale. Don Simone Vaccari era stato svegliato di soprassalto dall'arrivo di un cavallo che si era fermato proprio davanti la Chiesa. Il sacerdote aveva aperto la porta e si era trovato di fronte un uomo di mezza età: veniva da Segni e recava un messaggio del Vescovo. L'Arciprete, dopo aver congedato l'uomo ringraziandolo per il servigio, lesse con interesse ed emozione il messaggio. Vi era scritto:
"Concediamo licenza di portarsi processionalmente l'Immagine della B.ma Vergine col concorso delle solite Confraternite alla suddetta Processione, et il Vicario foraneo faccia esequire l'ordinazione col consenso del Capitolo e dei Canoninci. Segni 12 maggio 1731. Firmato Giovanni Francesco Bisleti Vescovo di Segni."
Don Vaccari raggiante radunò immediatamente nella canonica gli altri componenti del Capitolo, lesse con fierezza l'ordine del Vescovo, ed insieme si recarono nella Chiesa di Santa Maria e pregarono con fervore la Madonna per questa che loro ritenevano una vera grazia del Signore. Il giorno dopo tutto il popolo fu portato a conoscenza della novità: fu una domenica di gioia per Montefortino e per i suoi abitanti che subito diedero inizio ai preparativi per la Sacra Processione che doveva svolgersi la settimana successiva. Dal 1731 la Processione della Madonna delle Grazie di Artena si svolge ininterrottamente ogni anno, alla vigilia della terza domenica del mese di maggio. E' per gli artenesi la festa più grande, quella per cui si preparano un intero anno. E' un emblema, una tradizione.
Lo sparo dei mortaretti dà il segno del raduno davanti alla Chiesa di Santa Maria: così fu anche per quella lontana prima volta. Non vi erano i mortaretti all'epoca, ma i rintocchi delle campane sapevano ugualmente richiamare i fedeli. Nel 1732, il secondo anno di svolgimento della Processione, addirittura una delle campane, quella più piccola che suonava a martello, fu incredibilmente rotta dal campanaro Giuseppe Valeri per la troppa foga e per il troppo entusiasmo con cui l'uomo tirava la fune che la reggeva. Ogni anno, per primi anni, i fedeli accorrevano sempre più numerosi con grande sorpresa dei montefortinesi che non erano abituati a vedere tanti forestieri sulle loro strade. La Processione s'incamminava lungo il dirupo che oggi è diventato via Santa Maria nelle prime ore del pomeriggio, per raggiungere, attraverso le viuzze del Centro Storico, la piazza della Vittoria, che allora si chiamava piazza Borghese in onore del Cardinale Scipione che l'aveva fatta erigere qualche anno prima. Dalla piazza, dopo un' omelia di pochi minuti, la Processione riprendeva la via del Centro Storico e si fermava a Santa Croce. A stabilire questo itinerario erano stati 1'arciprete don Giovanni Simone Vaccari e il parroco di Santa Croce, don Evangelista Mele, a testimonianza della pace fatta fra le due chiese.Un antico manoscritto recuperato in chissà quale anfratto dell'archivio della Chiesa di Santa Croce è molto chiaro in questo senso. Il Capitolo di Santa Maria, di cui faceva parte anche il parroco di Santa Croce, si esprimeva positivamente alla richiesta di don Evangelista Mele affinchè la Sacra Immagine della Madonna delle Grazie fosse posta per una settimana alla vista di tutti i fedeli nella Chiesa di Santa Croce.  Quando poi, in quegli anni, don Evangelista Mele riuscì a far elevare, da Papa Benedetto XIV, la Chiesa di Santa Croce a Insigne Collegiata, quelli che avevano storto il naso sul fatto che la Madonna delle Grazie, sempre custodita nella Chiesa di Santa Maria, rimanesse una settimana a Santa Croce, furono costretti ad accettare le disposizione del Capitolo.
A Montefortino cominciò a crescere il culto della Processione, che s'accompagnava alla crescita della fede verso la Madonna delle Grazie.
Questo si deve a don Guido Bresciani, devotissimo della Madonna di Montefortino. Per ben quattordici anni, dal 1744 al 1758, fu l'animatore della festa: per questi meriti, per la capacità di organizzare, ma soprattutto per l'apostolato esercitato con amore e generosità, nel 1750 fu eletto arciprete della collegiata di Santa Maria, dove rimase fino alla morte. Fu lui a stabilire che il giorno della Sacra processione, mentre all'esterno della Chiesa fervono gli ultimi preparativi, una ragazza nubile deve adornare la statua della Vergine con un vestito di broccato e con un manto sontuoso, inoltre la deve ricoprire di collane e braccialetti d'oro donati dal popolo alla sua "patrona". Quindi, la Vergine Santa veniva posta in un'apposita macchina, pronta per "uscire" dalla Chiesa.
Don Guido Bresciani inoltre stabili con meticolosità l'ordine della processione. L'ordine della processione è il seguente: apre il corteo il tamburino che scandisce il tempo dei passi; seguono immediatamente il Crocefisso, segue lo stendardo retto dai bambini più piccoli, vestiti dalle mamme da Angioletti, da Fratini e da Suorine; quindi le comunicande vestite di bianco; subito dopo una schiera di paggetti (istituiti nel nome del Santissimo Sacramento da Suor Luisa Carbone nel 1915); poi vengono le ragazze vestite di bianco con un nastro celeste, quindi le spose e tutte le altre donne, crocione, stendardi e Cristi Infiorati portati dagli uomini delle confraternite nei loro abiti particolari, la banda musicale, il clero secolare e regolare, la Statua della Madonna trasportata da otto confratelli scalzi  e ai lati della "macchina" i Carabinieri, che anticamente venivano pagati dalla Compagnia dei fratelli della Madonna; e dietro la "macchina" gran parte del popolo di Artena.

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