Santuario di S. Maria

 

Di tutte le chiese di Artena, la più antica e la più cara alla po­polazione è quella di S. Maria. Legata alla storia della nostra città, ne è stata insieme baluardo e testimone di tante vicende tristi e liete. Ultima, il bombardamento del 31 gennaio 1944, quando le bombe degli « alleati » piovvero con inaudita ferocia sul Santuario distrug­gendolo completamente. L'immagine della Madonna delle Letizie ri­mase frantumata dalle schegge, e con lei furono uccise diverse per­sone; divenendo così, quel luogo, da Santuario Mariano di Artena, Sacrario per il sacrificio della madre e dei figli. Il Santuario è stato completamente ricostruito nel 1986. Non possediamo, per così dire, l'atto di nascita della chiesa di S. Maria, però tutto ci fa credere che fosse molto antica, che la sua fondazione risalga alla nascita stessa di Montefortino. Al tempo, cioè, delle invasioni barbariche, quando quegli antichissimi abitanti, sfug­gendo ai pericoli delle continue incursioni che vanno dal sesto all'ottavo secolo, si rifugiarono sopra il monte che sovrasta il paese e vi costruirono le prime abitazioni.   Leggo in un vecchio manoscritto: « Per essere questo monte poco distante dalla città si può credere che parte degli abitanti di Roma, al tempo di Alarico o di Totila, vi si rifugiassero per loro si­curezza, stante la fortezza del sito, per essere circondato di rupi, di boschi, che poi a poco fermandovi l'abitazione vi stabilissero la loro permanenza. Dalla situazione della Chiesa di S. Maria detta delle Letizie sì vuoi giudicare che colà primariamente fosse edificato Montefortino, poiché per essere la detta Chiesa antica ed ancora Col­legiata "ab immemorabili" non è verosimile che fosse stata fabbricata fuori dell'abitato, ma. bensì che ivi fosse la terra, e che nella deso­lazione di essa fosse lasciata illesa la detta chiesa ». Con l'andar del tempo le case si sono sistemate, appollaiate lungo il pendio del monte, come tanti nidi di rondini e la chiesa di S. Maria è venuta a trovarsi così isolata. Nel 1663 rischiò perfino la demolizione: rimasta pressoché fuori mano, circondata da boschi, era diventata il rifugio dei malviventi e banditi della zona. Allora i Canonici chiesero a Roma il permesso di profanare e demolire la chiesa.Ma la fede di Claudia Brancati, nonna materna del Serangeli, la salvò da tanta rovina. Erano già stati abbattuti la scala e l'apparta­mento dell'eremita, quando la buona donna, che si era recata a Roma per supplicare l'intervento della Venerabile Donna Camilla Orsini, moglie del Principe Marcantonio Borghese, fece sospendere i lavori di demolizione. Con l'aiuto della pia Principessa fece sì che la chiesa ritornasse all'antico splendore: « Di semplicissima struttura con alcune cappellette vicino alla porta, riportate all'antico uso gotico ed ornato di pitture non dispiacevoli, colorite a fresco. Di lunghezza, dalla porta fino alla nicchia dell'altare maggiore, metri 22 e larga 12, ripartita per lungo con un muro ad archi, dentro la quale sono cinque altari sparsi senz'ordine. Nell'altare maggiore vi è la statua della Madonna delle Letizie a sedere con il Bambino in grembo, di legno colorato, posta dentro una nicchia ornata di marmi antichi nei quali sono scolpiti in basso rilievo quattro Angeli in piedi, che prima forse erano in altra fabbrica, alla intercessione della quale ricorre con grande fede il popolo ottenendo molte grazie. « Nel secondo altare che divide il piccolo coro dalla navata mi­nore c'è un quadro in tela raffigurante la Madonna del Carmelo che da il manto a S. Alberto, fatto fare da Claudia Mele nel 1608 a un pittore di Montefortino, Grazio Zecca.« II terzo altare è dedicato alla SS. Trinità, dipinta a fresco nel riporto in fuori di una cappelletta, a spese e devozione di Tarquinio Mele e Fabio Spirito, secondo una iscrizione che vi era.Inoltre ai lati c'erano le immagini di S. Luca e S. Michele Arcangelo. « II quarto altare è dedicato a S. Giacomo e si trova nell'estremità della Chiesa, con pitture antiche grossolane. Un'iscrizione dice che esso apparteneva alla famiglia Cavalli-Ciafrei. « Presso la porta della chiesa c'è il quinto e ultimo altare dedicato anticamente a S. Lorenzo, spettante alla famiglia Talone. Ora però è dedicato alla Madonna delle Grazie, poiché in tempi recenti vi è stata collocata un'immagine in legno della Vergine col Bambino in braccio di buon disegno e colorito. Questa cappella è in forma qua­drata, tutta dipinta all'antica con figure non disprezzevoli, avuta la considerazione dei tempi nei quali furono fatte, conoscendosi da questo quanto più antica doveva essere la chiesa, essendo stata fatta prima delle suddette cappelle. « Nell'ingresso della chiesa a man destra parimente vi è una piccola cappella del medesimo disegno e struttura, avvolta con pit­ture antiche di figure di Angeli, e nel muro vi è dipinto un Crocifisso e nello spigolo della porta c'è un'iscrizione gotica con l'anno MCCCCXXVII (1427) sotto il pontificato di Martino V. Probabilmente la data si riferisce alla consacrazione della chiesa e non delle pitture, che sembrano essere più antiche », II Serangeli è del parere che, in tempi antichi, la chiesa di S. Maria fosse ufficiata dai Religiosi, argomentandolo da resti di antiche abi­tazioni. Una bolla di Giovanni XXII, in data 5 settembre 1329, ricorda un « Archipresbiter di S. Maria prope Montefortinum », il che ci porta a pensare che, allora, era tenuta da preti secolari.

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Da” ex cinere Resurgo” P. Attilio Cadderi